Grey’s, una serie tv, una religione.

Grey’s Anatomy.

12 stagioni di ansia e non ne avrò mai abbastanza. Perché Grey’s è come una droga e Shonda Rhimes è il nostro pusher. Lei, che ci ha fatto schiattare un intero cast e nonostante tutto, quando il nuovo episodio compare in streaming, è come se per me fosse Natale. Shonda, la donna che ci ha fatto ammalare di tachicardia e ogni volta che si intravedeva una gioia poi ce la faceva pagare cara e amara.

Le serie tv non hanno l’unica funzione di intrattenere e di farci allontanare dalla nostra noiosa realtà quotidiana, ma sono arte. Arte pura. Chi se non Shonda Rhimes, sarebbe in grado di incastrare in maniera così perfetta le storyline dei pazienti e dei medici?

Now. Non voglio sembrare una pazza melodrammatica, ma ogni puntata contiene al suo interno un insegnamento di cui dobbiamo fare tesoro. La cosa che contraddistingue Grey’s dalle altre serie tv in stile medical drama è che non si concentra esclusivamente sulla capacità dei medici di salvare vite, ma sono i medici stessi a trarre insegnamento dai loro stessi pazienti, indipendentemente dal fatto che essi riescano a vivere o meno. Perché è proprio quando sei in bilico tra la vita e la morte che ti rendi conto di ciò che conta davvero ed è proprio in quell’istante che tutte le paturnie e le seghe mentali con cui occupi metà della tua vita, diventano insignificanti.

Dio, come sono profonda stasera.

Ok, dopo aver scritto tutta questa serie di cazzate, vi auguro un buon proseguimento di serata.

Alessia

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