THE END

Vorrei iniziare questo post con una frase ad effetto del tipo “Today is the day my life begins” stile Alex Karev sull’altare (chi è ossessionato da Grey’s Anatomy come me capirà), ma siccome non mi sto sposando e la mia vita (volente o nolente) è iniziata l’8 gennaio 1999, cercherò di farla breve.                                                                   Qualche giorno fa ho decretato la mia maturità (ma quale?) e la fine di un capitolo della mia vita durato cinque anni. Questi anni sono stati decisamente i più duri della mia vita e con ciò non intendo solo il percorso scolastico che ho dovuto affrontare, ma la piega che ha preso la mia vita in questo arco di tempo. Ho subito delle perdite piuttosto importanti, persone che mi hanno vista crescere e che mi hanno accompagnato per un certo periodo della mia vita ora sono chissà dove, non so se saranno fieri di me, io lo spero.

In questi cinque anni mi sono resa conto di una cosa in particolare: quanto la prima impressione possa influenzare il giudizio su una persona, quasi come un marchio di fabbrica con cui viene identificata, un timbro che non può più essere cancellato. Mai come in questi cinque anni ho realizzato come la timidezza e il mio modo di essere sia di ostacolo a me e anche alle altre persone. Prima d’ora non avevo mai faticato così tanto con questo lato del mio carattere, la gente ogni tanto me lo faceva notare ma non ha mai avuto grande difficoltà a conviverci. È vero, io non sono mai uscita dalla mia comfort zone, ma è ancora più difficile farlo quando la timidezza viene considerata quasi come un problema insormontabile e mai come una semplice componente caratteriale che può essere ammorbidita con un po’ di aiuto. Il problema è diventato ancora più grande dopo aver acquisito la consapevolezza di essere capitata nella classe sbagliata: dal primo istante il mio sesto senso percepiva una strana sensazione, sapete, le “vibes” che scriviamo sotto i post di Instagram o Facebook. Nonostante ciò ho deciso di andare avanti nella speranza che la situazione sarebbe migliorata. Infine, mi sono accorta che era troppo tardi per andare via e sono rimasta per l’unica persona amica che ho trovato lì dentro. Lei. Una matta con un cuore grande che con la sua spontaneità avvicina le persone con molta più facilità rispetto alla sottoscritta. Una donna fatta e finita con le sue idee e le sue passioni, talentuosa e brutalmente schietta e credo sia questo a renderla così speciale. Io che ho sempre pensato che gli opposti non si attraggono così in amicizia, nel mio caso, così in amore, mi sono dovuta ricredere. Nonostante sia così diversa da me, ha rivestito il ruolo di amica, di sorella, ha calmato le mie paranoie e mi ha tranquillizzato nei momenti di sclero che io, ma anche molti altri, abbiamo vissuto, specialmente quest’anno. Abbiamo riso fino alle lacrime, scherzato, ci siamo sgridate a vicenda e prese in giro come amicone di vecchia data.

È inutile dire che la scuola è stata difficile, che la mole di lavoro era tanta, che qualche volta i voti erano ingiusti. Queste cose capitano tutti i giorni in tutte le scuole di Italia. Se qualcuno, invece, dovesse pormi la domanda: “Cosa ti ha lasciato questa esperienza?” io risponderei che nella vita devi mostrare le unghie perché la gente ti rispetti e che a volte si deve anche rischiare di uscire dalla propria bolla in modo tale che gli altri ti conoscano per ciò che davvero sei e non per ciò che vogliano che tu sia. “Be yourself” in sostanza.

Ho finalmente concluso questo capitolo e sono curiosa di vedere cosa la vita avrà in serbo per me.

Alessia

 

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Un pensiero riguardo “THE END

  1. Che dire? Sono esattamente io quella descritta… che, mi spii?? 😆 Ho finito la maturità il 6, ed ora sto seguendo gli orali delle amiche… devo dire che si, ho assunto più consapevolezza della mia timidezza, e al tempo stesso ho comunicato a provare a superarla… mi sono detta “devi”, e ho conosciuto belle persone, nonostante la classe non fosse delle migliori… poche ma buone ecco… a quella più vicina ho fatto leggere un post a lei dedicato, e ci siamo promesse di esserci sempre… ecco, penso che l’esperienza insegni tanto 🙂

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