Diario di una meridionale

Ebbene sì, non posso mantenere il segreto per troppo tempo, è un po’ come lasciare per troppo tempo le uova nel frigo e rischiare di beccarsi la salmonella per non aver rispettato la scadenza. Sono meridionale. O meglio, mi spiego. I miei genitori sono meridionali. Ma ciò fa di me automaticamente una meridionale? Sinceramente non saprei. Potrei dire di essere in grado di delineare il confine immaginario che dal centro Italia ci porta al tanto temuto Sud Italia, ma non posso dire di essere convinta del fatto che esista un nord e un sud in cui la popolazione è nettamente divisa. Geograficamente sì, ma per il resto? Dopotutto parliamo sempre la stessa lingua.
Bando alle ciance, non voglio addentrarmi in discorsi a causa dei quali si corra il rischio di scatenare una guerra. Ciò di cui vorrei parlarvi  è del mio sangue siculo, ma soprattutto come i miei parenti della Sicilia mi vedono. Per i parenti della Sicilia, non esistono altre regioni del Nord che non vengano identificate automaticamente con la città di Milano, quindi, in qualsiasi parte del Nord Italia mi trovi, io vivo a Milano. Mi spiego. Quante volte mi sono sentita dire: “ehhhhhh, lei ha l’accento milanese, mica lo sa il dialetto nostro.” Alt. Fermi tutti. Io vivo in Emilia Romagna e che io sappia, Milano non è contemplata in questa regione. Punto secondo. Siete venuti a flotte anni e anni fa per varie occasioni, avete chiamato mari e monti per sapere le indicazioni stradali che portavano alla nebbiosa Emilia – Romagna, vi siete portati dietro la Sacra Famiglia della Beddissima Mattre Santuzza con annessi bisnonni, nonni, cugini di primo secondo terzo e quarto grado, il cane, il gatto e anche qualche cane randagio preso per la strada e dio solo sa come avete fatto a passare il controllo in aeroporto muniti di sciabole da bamboo per tagliare il famoso pane fresco con la giugiulena (ndr sesamo, un incubo messo in qualsiasi pietanza da tavola calda in Sicilia) lungo quanto la Salerno Reggio Calabria e avete anche il coraggio di dire che io sono di Milano? No. Vi prego. Siete belli, solari, sempre ottimisti e ospitali come non mai, ma aprite un cartina ogni tanto, che male non vi fa. Ma la cosa migliore che i miei parenti possano possedere, è questo senso della famiglia che ti scalda il cuore. Della serie che ci vediamo sì e no una volta all’anno, sei un cugino di quarto o quinto grado (se esiste), siamo praticamente estranei, ma tu mi abbracci, mi soffochi quasi presentandoti come “zia Rosa”. CHI? MA CHI SEI? MA IO CHIAMO I SERVIZI SOCIALI. Tutto ciò per poi esordire con la frase “cooooome non ti ricordi di me? Non ti parlano mai di me i tuoi genitori?”. Zia sconosciuta, se mi parlassero di tutti i parenti che ho probabilmente non troverò mai lavoro e morirò vecchia e sola, attorniata da gatti, ma con un albero genealogico quasi completo. Per finire, proponi di organizzare una bella “pizziata” (ndr, pizzata) tutti insieme, ovviamente sottintendendo altri zii, parenti e amici dei parenti che parlano giustamente dialetto STRETTO, quindi io nel bel mezzo della serata mi ritrovo ad intraprendere una conversazione amorevole con la forchetta e la crosta della pizza.
Ma poi, una cosa. Mi volete spiegare come fate ad vivere così in pace con il mondo? Non avete mai delle faccende lavorative urgenti da sbrigare? Oppure quelli dell’ufficio sono tutti amici vostri quindi potete stare tranquilli? Non avete dello stress accumulato per via della solita routine? Come fate a vivere così rilassati? Avete una doppia vita? Altrimenti non si spiega.
Ultima cosa, parenti della Sicilia, questo favore me lo dovete concedere. Il dialetto non posso togliervelo, che per altro è bellissimo e ormai riesco a gestirlo, però, per il bene di Dio, potete parlare a bassa voce e NON toccarmi mentre parlate? So che è una cosa che alcuni di voi fanno solo per puro affetto e mi dispiace sembrare così acida e “nordica” come dite voi, ma ho già un po’ di sordità, per cui potete per favore abbassare il tono della voce? Io vi voglio bene perché mi rallegrate le giornate, siete bonari e sapete godervi più di me la vita, amate la vostra famiglia e Dio benedica i vostri schidicchi (ndr, banchetti), ma il vostro udito ragazzi miei, sarà perso per sempre. Ah, un’altra cosa. Ma perché siete così abbronzati? La risposta ovvia sarà: “eh, voi al nord avete solo la nebbia, qua c’è sempre il sole”. No. Anche da voi piove, ne ho le prove. Ma perché io sembro avere il colorito di un inuit appena uscito dall’igloo e voi invece avete sempre lo stesso colorito di Carlo Conti? È ingiusto. Ah. Ultima cosa. Perché non c’è modo di trovare un calzone decente qui al Nord e sono costretta a farmi migliaia di chilometri e a prendere una nave per mangiare un calzone come si deve? A chi devo vendere la mia anima per mangiare qualcosa che somigli ad occhio e croce ad un calzone, possibilmente fritto? E cosa devo fare per mangiare del pesce decente qui? Un fritto misto che sappia di mare e non di olio fritto? Ditemi.

La vostra parente del Nord ha concluso, linea allo studio

Alessia

Ps. Ovviamente tutto ciò che ho scritto è totalmente ironico, perciò parenti del Sud e gente del Sud, non prendetevela, ve prego!