Myself.

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Praticamente io.

San Valentino

E anche questo San Valentino è quasi giunto al termine e la mia singletudine si fa sentire ogni anno di più, come a ricordarmi che anche le formiche hanno una vita sentimentale più florida della mia. In questo tripudio di sole, cuore, amore, coppie che si ricordano improvvisamente di essere legate da un qualche legame affettivo e sfoderano corna che la renna Rudolph levate proprio, volevo rendervi partecipi della mia idea dell’amore, che è rappresentata da questa splendida canzone.

Buon ascolto!

 

When I wake up yeah I know I’m gonna be
I’m gonna be the man who wakes up next to you
When I go out yeah I know I’m gonna be
I’m gonna be the man who goes along with you
If I get drunk yes I know I’m gonna be
I’m gonna be the man who gets drunk next to you
And if I haver yeah I know I’m gonna be
I’m gonna be the man who’s havering to you
But I would walk 500 miles
And I would walk 500 more
Just to be the man who walked 1000 miles
To fall down at your door
When I’m working yes I know I’m gonna be
I’m gonna be the man who’s working hard for you
And when the money comes in for the work I’ll do
I’ll pass almost every penny on to you
When I come home yeah I know I’m gonna be
I’m gonna be the man who comes back home to you
And if I grow old well I know I’m gonna be
I’m gonna be the man who’s growing old with you
But I would walk 500 miles
And I would walk 500 more
Just to be the man who walked 1000 miles
To fall down at your door
When I’m lonely yes I know I’m gonna be
I’m gonna be the man whose lonely without you
When I’m dreaming yes I know I’m gonna dream
Dream about the time when I’m with you
When I go out well I know I’m gonna be
I’m gonna be the man who goes along with you
And when I come home, yes I know I’m gonna be
I’m gonna be the man who comes back home with you
I’m gonna be the man who’s coming home with you
But I would walk 500 miles
And I would walk 500 more
Just to be the man who walked 1000 miles
To fall down at your door

 

TRADUZIONE:

Quando mi sveglio, si lo so che sarò l’uomo, sarò l’uomo che si sveglia accanto a te
Quando esco si lo so che sarò l’uomo, sarò l’uomo che andrá accanto a te
Se mi ubriaco, si lo so che sarò l’uomo, sarò l’uomo che si ubriaca accanto a te
E se dirò sciocchezze, si lo so che sarò l’uomo sarò l’uomo che le dirá a te
Rit:
Ma io camminerei 500 miglia
E ne camminerei 500 ancor
Solo per essere l’uomo che ha camminato 1000 miglia per cadere davanti alla tua porta
Strofa 2:
Quando lavoro, si lo so che sarò l’uomo, sarò l’uomo che lavora duro per te
E quando i soldi arrivano per il lavoro che farò darò a te ogni centesimo
Quando torno a casa si lo so che l’uomo, sarò l’uomo che torna a casa da te
E se diventerò vecchio, beh,si lo so che sarò l’uomo, sarò l’uomo che sta invecchiando con te
Rit
Strofa 3:
Quando sono solo si lo so che sarò l’uomo, sarò l’uomo che è solo senza di te
Quando sogno si si lo so che sognerò i momenti in cui sono con te
Quando esco si lo so che sarò l’uomo, sarò l’uomo che andrá accanto a te
Quando torno a casa si lo so che sarò l’uomo, sarò l”uomo che torna a casa da te

MUSIC.

La musica. La musica è stata, soprattutto nel passato, una grande parte di me. Dai 10 anni in poi ho costruito la mia cultura musicale in maniera del tutto autonoma e dopo aver ascoltato solo Mina, Laura Pausini, Elisa e Giorgia (che Dio la benedica), come un loop per più di sei anni di fila, ho allargato i miei orizzonti e ho scoperto anche altra musica che andasse oltre loro quattro, che per quanto siano eccellenti in fatto di tecnica e doti canore, non costituiscono l’intero panorama musicale. Ho fatto conoscenza di artiste come Beyoncé (venderò la mia famiglia per andare ad un suo concerto, lo so), Shakira, Rihanna e in tempi più recenti di Adele. Ho approfondito le mie conoscenze ascoltando artisti più datati, come nel caso di Aretha Franklin, Whitney Houston, Bill Withers, Stevie Wonder, Ray Charles e tutta una serie di artisti neri. (sì, sono neri, nessuna offesa). Da quel momento in poi ho capito che c’era qualcosa nella mia voce che somigliava in qualche modo al loro modo di cantare. Sono sempre stata fortemente attratta dai loro vocalizzi e dalla facilità con cui eseguivano queste scale così dense che sembravano avere un inizio ma mai una fine e che si agganciavano sempre maledettamente bene alla melodia del pezzo, come un pennarello che non esce mai dai bordi. Quella musica mi apparteneva e penso che non ci sia mai stato un giorno, dico uno, in cui io non abbia cercato di assaporare ogni minimo particolare e ogni sfumatura delle loro voci, che esse fossero limpide, rauche, o quant’altro. Piano piano ho cominciato ad avvicinarmi anche a quel genere che mai avrei pensato di ascoltare, un genere verso il quale ho sempre avuto una marea di pregiudizi. Il rock. Ah, il rock. C’è stato un momento della mia vita in cui i Queen erano la mia colonna sonora. Dio solo sa la potenza vocale e l’estensione vocale di Freddie Mercury, per non parlare poi della sua presenza scenica pazzesca. Fino a quando non ho scoperto gli U2. I testi delle loro canzoni sono così… AH. E i loro riff? Inconfondibili. Sono una boccata di aria fresca e credo non ci sia colonna sonora migliore della voce di Bono Vox. Fino a quando non ho scoperto i Muse. Ma la voce di Matthew Bellamy… cos’è? Successivamente ho scoperto il jazz, che è il genere in cui tutt’ora mi sto applicando e di conseguenza ho scoperto l’esistenza di artisti con una espressività vocale impressionante: l’immensa Etta James con la sua capacità a mio parere irrangiungibile di mettere un’intensità di pathos incredibile in ogni frase, che sia un sospiro o anche una minima sillaba. Per non parlare di Nina Simone, con quella sua voce profonda ed espressiva e a tratti un po’ stridula nelle note alte. Potrei continuare con un elenco lunghissimo di artisti come Ella Fitzgerald, Frank Sinatra, Tonny Bennet e mi sento in dovere di inserire anche lei, la mia amata Amy Winehouse. Quell’artista ribelle, profonda e sgangherata che con i suoi testi poetici e la sua voce da nera mi hanno fatto sognare e tutt’ora adesso credo che sarebbe stupendo poter ascoltare qualche altro suo pezzo.

Personalmente, ritengo che l’Italia non sia molto evoluta sotto questo punto di vista. Non voglio passare per una delle tante che critica il suo paese ripetendo frasi del tipo “perché in Italia va così”, ma la penisola italiana è prevalentemente vecchia e molto ancorata ad un tipo di musica neomelodica, che per quanto possa essere piacevole sotto alcuni punti di vista, dovrebbe lasciare spazio ad altri generi che dovrebbero essere valorizzati tanto quanto la musica pop trita e ritrita che ha ormai come unico fine quello commerciale. La musica è arte, è espressione e penso che ognuno di noi debba essere libero di esprimerla come meglio crede. Non si possono proporre sempre i soliti pezzi “da balera”, con le stesse sonorità e gli stessi testi o peggio ancora quelle canzoni che durano un’estate e ci fanno due palle di cemento armato. Perché bisogna per forza seguire degli standard che mirino al guadagno? Perché non si può celebrare l’arte come meglio si crede? E’ davvero necessario svilire la musica in questo modo o sarebbe meglio mostrare un pizzico di sensibilità in più nei confronti di questa bellissima arte?
Scusate la paternale, ma io amo la musica, è vero che non le dedico abbastanza tempo e davvero vorrei,  è la cosa più preziosa che ho.

Alessia