Elenca tre cose che ti rendono davvero felice#1

Elenca 10 cose che ti rendono davvero felice:

– girare senza meta con i miei amici

– una bella giornata di sole, non troppo calda e senza umidità

– il cielo al crepuscolo

– una canzone nuova da cantare

– una gita fuori porta

– un bel piatto succulento dopo una giornata atroce

– Netflix e una bella tazza di tè

– i cani, qualsiasi essi siano, ogni razza, forma e colore

– i miei mini cugini, ma diciamo i bambini in generale  (tranne quando urlano 😂)

– un complimento inaspettato da una persona a cui tengo

30 Days Writing Challenge

Ola!

Dopo studio e procrastinazione, ho finalmente trovato il tempo di scrivere. Girovagando a zonzo su Internet, come è solito che io faccia nei momenti di crisi da “nonsocosadiavolostoripetendo”, ho trovato una immagine all’interno del quale erano raggruppate una serie di affermazioni. La perifrasi che ho utilizzato  (ma dio come sono colta) per descrivere tutto ciò, può essere riassunta con il semplice titolo di 30 Days  Writing Challenge. Questa sfida consiste nel scrivere per 30 giorni di fila sulla base di 30 affermazioni diverse, personali o meno, ma nel complesso, nulla di troppo complicato.

Detto ciò, spero di essere stata abbastanza chiara con la spiegazione e di poter condividere con chi mi segue questa challenge a mio parere piuttosto spassosa e di sapere anche qualcosa su di voi, se vi va. ^^

 

Alessia 🙂

Sclero.

Ci sono. Sono viva. Non riesco a studiare, il mio cervello sta chiedendo pietà, leggo una riga e il mio unico pensiero è: “è un concetto semplice, puoi farcela.” E invece no. Il mio cervello ha chiuso i battenti, c’è un grosso cartello all’interno del quale c’è scritto “chiuso per esaurimento”. La cosa preoccupante è che siamo solo ad ottobre e già mi sento morire. Dio, come vorrei avere una buona memoria. Quelli che leggono dieci pagine in una volta e in cinque secondi sanno riassumerti vita, morte e miracoli. Cosa hanno nel cervello? Il motore di una Maserati? O utilizzano qualche droga? Io non capisco. Diciamocelo, io non voglio usare droghe. Per carità. Non reggo quasi uno spritz, figuriamoci sostanze stupefacenti. Perché deve succedere questo? Perché leggo una pagina e poi improvvisamente mi ritrovo a guardare un video sull’addestramento dei lama? Perché succede tutto ciò? Il criceto all’interno del mio cranio non ce la fa.

Vi prego, perdonate questo grande disagio. Ditemi che non sono sola.

Alessia

Hashtag seriali

Ho bisogno di sfogarmi con voi lettori riguardo questa nuova usanza che sta invadendo il web. Gli Hashtag. Che funzione avrà il cancelletto che normalmente fino a poco tempo fa digitavamo prima del numero 1 per vedere il nostro credito residuo sul telefono? Io sinceramente ancora non l’ho capito. Però mi piacciono. Mi piacciono non perché siano “trendy”, “cool” O quant’altro, ma perché un hashtag può essere utilizzato per descrivere in maniera sintetica ed efficace il tuo stato d’animo o ciò che stai facendo. Fino a questo punto, niente di complicato. Come tutte le cose belle però, anche gli hashtag hanno una triste sorte. Spesso e volentieri questi poveri piccoli cancelletti vengono abusati e sovraccaricati di frasi senza alcun senso logico. Nessuno. Vederli così sfruttati e privati della loro stessa natura mi fa infuriare.

I soggetti che spesso e volentieri abusano degli hashtag corrispondono alla categoria di quelli che io chiamo “morti de fame”. Coloro che, sprovvisti di qualunque impegno urgente o semplicemente di una vita, passano la maggior parte del loro tempo a postare foto con la bocca a culo di gallina su Instagram e riempiono lo spazio apposito della didascalia con una infinità di cancelletti acchiappa like, come se questi effettivamente potessero invogliare gli altri followers a seguirti. (Come no). Detto ciò, parte la trafila infinita degli hashtag di ogni tipo e lunghezza. Per esempio: “#instalike #followme #instaminchia #picoftheday #followforfollow #nonsochecazzoscrive #mianonnahanovantanni #mipiacelapizzaconlananas” e così via, al punto che per scorrere la bacheca di Instagram mi serve una settimana di ferie e mi ritrovo seduta sulla stessa sedia, con i miei vestiti invernali ancora addosso mentre fuori c’è il sole e il mondo è popolato da unicorni volanti. Ok.

Poi c’è la categoria adulti. Che per carità, tanto di cappello, hanno imparato al meglio come sfruttare i social network (a parte le foto con Topolino e la scritta: “kaffeeee???!!!” E “buon lunedì”), ma purtroppo non sono ancora del tutto consapevoli dell’uso degli hashtag. Loro usano gli hashtag un po’ come la Barbara d’Urso. Sempre ovunque a romperci i cosiddetti. Ma soprattutto il cancelletto è una specie di nuova Divina Commedia. E non importa se appena apri la bacheca di Facebook ti ritrovi a dover decifrare una frase del tipo #sonoandataafarelaspesaeorastofacendoimestieriincasa, loro procederanno per la loro strada e continueranno a fare un uso spropositato di questi ultimi. Per non parlare poi di chi pubblica come stato il famigerato #sapevatelo. Ma cosa dobbiamo sapere? Dacci un indizio no?! Ci lasci così, con questo hashtag e noi che ci mangiamo le mani davanti al computer ignari di ciò che sta capitando nella tua testa. Che te possino.

Spero che possiate capire il disagio che risiede nel mio cervello.

Ossequi,

Alessia

 

Riflessioni notturne #2

All’improvviso è come se fossi stato travolto da un autobus. Ti svegli e ti rendi conto che la tua memoria è andata del tutto e ti ritrovi a dover costruire in poco tempo ciò su cui hai lavorato per anni della tua vita. I rapporti che si costruiscono con le persone a cui vogliamo bene non saranno mai uguali nel corso della nostra vita e sono fatti apposta per metterti alla prova. Non è semplice mantenere saldo un legame, né in amore e neanche in nessun’altra relazione. È questione di dedizione, impegno e una grande, grandissima dose di coraggio. Mandare avanti una relazione di amicizia così come di amore senza che questa abbia veramente delle  basi solide è come tentare di rianimare un cadavere il cui cuore ha ormai cessato di battere da almeno un’ora. Qual è il senso di tutto ciò? In un certo momento della tua vita ti ritrovi a fare un esame di coscienza e a chiederti: “ma io davvero conosco questa persona?”, “cosa davvero so di questa persona?” O meglio “se fossi in difficoltà, questa persona sarebbe disposta ad aiutarmi?”. Alla fine di tutte queste domande tu sai già la risposta. Tutto ciò che è stato portato avanti da anni è stata soltanto una grande e grossa finzione. Dentro di te si scatena un uragano che non riusciresti a controllare nemmeno per tutto l’oro del mondo e ti chiedi che cosa hai fatto di sbagliato per non accorgerti di tutto ciò. Tutti noi vorremmo avere un tasto rewind con cui andare indietro nella nostra vita, fare un ripasso generale e correggere alcune informazioni, così, per essere sicuri che non cadremo nella trappola anche stavolta. Non abbiamo dei copioni da seguire, tutto ciò che succede nella nostra vita è frutto della nostra spontaneità e del ruolo che noi vogliamo rivestire. Noi siamo gli attori del nostro film e bello o brutto che sia, dobbiamo dare uno sviluppo ad esso, dobbiamo renderlo interessante, intrigante, reale, concreto. Perciò, iniziamo ad eliminare ciò che è davvero superfluo e creiamo una trama interessante, intensa e che valga la pena di essere interpretata.