Cibo e affini

Anche se la maggior parte di voi non mi conosce in maniera diretta, deve sapere che dalla mia bocca non uscirà mai la parola “dieta”. È più forte di me, non è possibile che questa cosa accada e mai accadrà. E se mai dovesse capitare, allora farete meglio ad espiare tutti i vostri peccati, perché sarà la fine del mondo. Da buona italiana, amo la buona cucina e ho un debole per i carboidrati. Non posso farne a meno, anche se ultimamente faccio fatica a metabolizzarli. Sin da quando ero piccola sono cresciuta in una famiglia in cui c’è sempre stato il culto del cibo, soprattutto le mie estati sono sempre state (e sono ancora adesso) fonte di colesterolo, panza, grassi saturi e insaturi, calorie a go go e dio sa cosa altro va a finire nel mio stomaco. Per non parlare poi della pizza. La pizza è la mia passione, la pizza è l’amore della mia vita, l’unica che sicuramente non mi tradirà mai e che sarà sempre al mio fianco insieme a Grey’s Anatomy, New Girl e tutti i miei personaggi preferiti delle varie serie tv. Ebbene, questo è il massimo della mia vita sociale.

Brava Alessia, davvero un comportamento maturo da parte tua.

Per non parlare poi dello stress. Lo stress è deleterio. Lo stress è quel tarlo che comincia a bussare alle pareti del tuo cervell0 e comincia a dirti: “Dai, concediti una pausa. Mangia qualcosa, vedrai che ti sentirai meglio!”. Segui il consiglio della vocina interiore e ti ritrovi a leccarti le dita dagli avanzi del giorno prima che comprendevano: un po’ di risotto allo zafferano,  fettine panate, melanzane ripiene, bignè alla crema e magari anche una foglia di lattuga, si sa mai, per tenersi in forma. Tutto ciò è una tragedia. Una cazzo di tragedia. La cosa peggiore invece è la voglia irrefrenabile di cioccolato e schifezze varie che coincidono con la sindrome pre mestruale. Cazzo. Apri la dispensa e ciò che trovi è desolazione e morte. Nada. Cominci ad aggirarti per casa come un cane randagio e a scavare nei meandri della dispensa in cerca di schifezze, per poi ripiegare sui cracker integrali di tua mamma. (Storia realmente accaduta)

No. Non ci sarà mai un momento per la dieta.

Come diceva don Abbondio  (o era Don Rodrigo?!) a Renzo e Lucia: “Questa dieta non s’ha da fare. Né ora, né mai.”

 

Alessia

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Stasera ho bisogno di scrivere.

Ogni tanto arrivo a quel momento della giornata in cui i pensiero turbinano veloci come foglie d’autunno trasportate dal vento, non mi lasciano fiato, mi travolgono come il mare in burrasca e mi lasciano lì, come un insetto che sbaglia traiettoria e si ritrova a navigare in un mare enorme, infinito, che non riuscirà mai a domare. (Dio, sono una lagna). Ti sembra di essere soffocata da parole, che a giudicare da ciò che senti, sembra che neanche sfiorino le altre persone. Ogni piccolo passo è per te è fonte di paura e vai piano, avanzi in modo lento e preciso, senti su di te la coscienza che picchietta il suo dito sulla tua spalla, che ti sbatte qua e là da una parte all’altra, come se fossi all’interno di una scatola chiusa e trasparente, attraverso il quale puoi vedere tutto ciò che accade. Ci sono momenti in cui invece, ti senti il narratore esterno della tua stessa vita. Assisti in maniera disinteressata agli eventi e ti lascio trasportare come se nulla fosse, cullato da una strana malinconia che non sai descrivere.

(Della serie, un po’ di paranoie da schizofrenica non fanno mai male😂)

 

Alessia

Parole

Le parole vengono maltrattate. E non parlo nel senso grammaticale del termine. Sto parlando di gente che si permette di rigirare a proprio modo le parole senza tenere conto di quanto queste possano essere preziose. La gente abusa delle parole continuamente, usa concetti enormi per cose piccole piccole e viceversa, senza rendersi conto di quanto questo possa essere deleterio. Le parole possono essere bellissime, ma tutto ciò dipende da come esse vengono usate. È proprio vero che le parole fanno ancora più male delle percosse, le parole feriscono nel profondo, ti lacerano l’anima e possono essere così piene di odio da provocarti dolore, un dolore talmente forte che te ne vergogni. È il caso di episodi di bullismo che purtroppo al giorno d’oggi sono sempre più frequenti, episodi di razzismo e tanti altri casi che non riuscirei ad elencare tutti nemmeno se avessi una vita intera a disposizione per farlo. Le parole feriscono perché l’unica cosa che vorresti dalla gente è sentire parole gentili. Con un pensiero puoi fare felice una persona, puoi indurre qualcuno ad una riflessione, puoi condividerle con chi vuoi, ma allo stesso tempo possono trasformarsi in armi letali.

La cosa buffa è che l’unico rimedio ad episodi come quelli citati, è proprio la parola stessa. Stare zitti non serve, PARLARE è ciò che serve. Agire è ciò che può permettere al mondo di girare in maniera diversa. Le parole stesse sono ciò che possono salvare la vita di qualcuno, che possono fare capire a quel determinato soggetto che togliersi la vita per mano di un meschino umano senza alcun obiettivo nella vita non servirà a risolvere le cose, ma provocherà solo il tragico ritorno ad un circolo vizioso che si farà sempre più grande e pericoloso.

“Trova la tua voce. E quando l’hai fatto, riempi quel dannato silenzio.”

 

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Sentimentalismo delle 22.13

Ci sono quelle persone che, ti fermi ad un certo punto della vita e pensi: “dove sono state nascoste fino adesso?”. Mai come in questo periodo della mia vita posso dire che le cose belle arrivano quando meno te lo aspetti. Le persone che arrivi a voler bene sono quelle che prima guardavi con indifferenza, quelle con cui probabilmente non avresti scambiato nemmeno mezza parola e quelle riguardo alle quali non avevi una opinione ben definita e perciò non occupavano ancora un posto speciale nel tuo cuore. Come è possibile che in pochi attimi queste persone diventino così importanti al punto tale da non poterne fare a meno? Stare con loro è come una droga. Non ti basta mai e anche quando ti sembra di essere soddisfatto la loro assenza è come se ti pungesse continuamente, come a ricordarti che non puoi stare senza di loro. È inutile fingersi indipendenti, è inutile dire che “ognuno basta a se stesso” perché ognuno di noi ha bisogno dell’appoggio di qualcuno, che essa sia una persona della stessa età o più grande, che importa? L’età è relativa.

Le persone che ami sono quelle con cui parli tutta la sera senza guardare nemmeno una volta l’orario, sono coloro con cui puoi parlare di qualsiasi cosa senza fermarti e stupirti per quanti aspetti in comune avete. E dio, quella soddisfazione non potrà somigliare mai a nessuna altra cosa. Io considero l’amicizia un valore intoccabile, probabilmente ancora di più dell’amore. L’amore è sopravvalutato. È incasinato e non sempre risponde alle tue aspettative, ma l’amicizia è diversa perché descrive un legame molto più speciale, destinato a durare nel tempo e che non potrà mai deluderti.

E a parole è così dannatamente difficile da spiegare.

Happy Birthday Amy

Ciao Amy. Oggi hai compiuto 33 anni.

Chi l’avrebbe mai detto che te ne saresti andata così presto? Quando ho saputo della tua perdita è stato come fluttuare nel vuoto, è stato come se mi avessero catapultato in un’altra galassia. Non riuscivo a capire come questo fosse successo, invece ci hai lasciato qui, privati della tua voce e chissà cosa diresti delle canzoni che sono uscite recentemente. Chissà quante canzoni avresti inciso e quanti successi avresti sfornato. Ricordo quella tua voce pungente e i tuoi testi taglienti, di quelli che non ti danno scampo e nella mia testa risuona ancora il tuo “they tried to make me go to rehab and I said no, no, no” quando ti hanno chiesto di disintossicarti una volta per tutte. Eri una persona tenace, su questo non ci piove. Non ti importava delle etichette e dicevi anche di non essere una cantante, ma semplicemente una persona a cui piaceva cantare. Ed è questo che molti artisti dovrebbero imparare da te. L’umiltà e l’amore viscerale per la musica. Quell’amore che ti ha portato a scoprire il jazz e a farne la tua arte, la tua vita. E chi se ne importa se il jazz non è un genere commerciale, tu volevi cantare questo. Dicevi di esserti innamorata di qualcuno per cui avresti potuto morire. “And that’s is a real drug, isn’t it?”. Questa fu sicuramente la droga peggiore di tutte, l’amore per te era una droga più che la cocaina e tutto il resto. Amavi incondizionatamente, senza regole e non riuscivi a vedere quanto male ti stessi facendo, perché quando ami una persona così profondamente ti sembra impossibile che essa stessa possa farti del male. Invece non è così. Dicevi “I love to live and I live to love” E poi dicevi “love is a losing game”.

Eri una persona esuberante, sensibile, generosa, autentica, VERA. Un’artista difficile da trovare, con un talento straordinario e tantissimo da dire.

Happy Birthday Amy 

 

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Io sono Nick

Io sono Nick. Ok, in realtà sono Alessia, ma questo è un altro discorso. Per i patiti di serie tv come me è possibile nel corso della propria vita identificarsi in un determinato personaggio delle serie tv. Perché, andiamo. È normale che succeda così. Le serie tv rispecchiano in qualche modo la nostra vita, le nostre insicurezze e ci capita così, tra un episodio e l’altro di ritrovare la nostra immagine riflessa nel proprio protagonista preferito. New Girl è una di queste. Inizialmente pensavo fosse una delle solite serie tv in stile ironico, scontate e banali, ma in poco tempo è diventata una delle mie preferite. Nonostante i protagonisti siano per noi quasi dei semidei, come tutti gli umani anche loro hanno le loro debolezze e i loro difetti e grazie alle vicende che essi vivono, ci capita di trarre degli insegnamenti da ciò.

New Girl mi ha insegnato che è normale stravaccarsi sul divano armati di cucchiaio da brodo e gelato nei momenti di crisi, mi ha insegnato che è normale avere un barattolo all’interno del quale inserire dei soldi ogni volta che qualcuno dice un’idiozia ed è anche normale riguardare mille volte Dirty Dancing (per carità del cielo, mai guardato in vita mia) e ascoltare Taylor Swift a random a seguito di varie delusioni amorose.

La prima volta che vidi New Girl pensavo fosse uno dei soliti cliché americani, banale e scontata, invece, le battute tra i protagonisti mi hanno catturato subito. Jesse è fantastica, la sua vitalità è contagiosa, ma la cosa che più amo di lei è il fatto che cerchi sempre di essere se stessa, anche quando molti non trovano appropriato il suo comportamento, la sua passione per i musical e le sue battute alquanto discutibili. Amo il fatto che lei voglia cercare il vero amore, quello fatto di intesa e piccole cose importanti (Dio, come sono sentimentale, che malattia avrò?!), amo la sua vitalità, la sua passione verso il lavoro e la sua definizione di amicizia.

Ma Nick.

Nick è il mio alter ego al maschile. Nick è un disastro ambulante, è colui che ha un talento naturale nel prendere decisioni sbagliate, estremamente cinico e pessimista. Lui è un disastro nelle relazioni personali in generale, per lui ogni persona è fonte di delusione e di inganno (a parte il vecchietto cinese incontrato al parco che finisce per cullarlo in una piscina a ritmo di musica zen) e che fa il moonwalk quando si trova in una situazione imbarazzante o quando deve prendere una decisione importante. Nick è colui che ha solamente bisogno di una guida e della persona giusta per lui, ma è completamente inconsapevole delle sue possibilità.

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Nell’episodio 15 della prima stagione c’è una frase che Nick dice a Jess, in seguito ad una sua provocazione.

JESSE: “Potendo fare quello che vuoi, tu che faresti?”

NICK: “Sai, io sono il tipo che non si butta a capofitto se non sa cosa succede, non sono mai stato così. Vedi, io sono quello che se non sa cosa succede non fa un bel niente, mai, anche si mi va tantissimo io di certo non mi muovo. Esempio: se tutti vanno in spiaggia e si buttano in acqua, io sono quello che vado a controllare i portafogli.”

Nella mia testa è scattata una scintilla. Diamine! Questa sono io! Com’è possibile che un personaggio delle serie tv ti somigli così tanto? Non riesco quasi a crederci…

Detto ciò, se non avete ancora guardato New Girl fatelo, perché ne vale davvero la pena.

 

Alessia

 

Ed è subito ansia

Oggi è il 9 settembre.

Vocina in sottofondo: “ma a noi che c…. ce ne frega?”.

A me importa, dannazione!

Mi importa perché il numero 9 è incredibilmente vicino al numero 12, che corrisponde all’INIZIO DELLA SCUOLA. Oramai si sa. L’inizio della scuola provoca sempre una certa ansia, ma non è tanto questo che provoca in me la tachicardia molesta, ma è la previsione dell’anno che mi aspetterà. Perché io lo vedo. Lo vedo. Oh sì. È dietro di me che si frega le mani, che mi spalanca libri davanti alla faccia, che mi porge evidenziatori dai colori improbabili e io che urlo:

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E poi c’è lei. La procrastination. La peggior nemica di tutti gli studenti, di tutti gli esseri umani. Una sporca tentatrice che mi farà diventare matta. È inutile pianificare, scrivere programmi da manuale su fogli di formato a4 e sottolineare con colori accesi le cose più importanti da svolgere il prima possibile, oppure guardare tutorial su Youtube all’interno del quale una tizia prossima all’infermità mentale ti spiega come mantenere la concentrazione. La procrastinazione sarà lì a guardarti con sguardo di sufficienza, seduta sul letto accanto a te dicendo: “povera cretina, pensi ancora che qualcuno noterà i tuoi sforzi? Lascia perdere, riposati, che saranno mai 20 minuti di pausa. Quel capitolo? Lo studi domani, tanto hai tutto il tempo per farlo.” E invece no. Perché sarà proprio quella vocina a sputtanarti la giornata. L’indomani ti alzerai stressato come un cane pensando a ciò che la giornata ti pone davanti e penserai: “mannaggia a me, mi riduco sempre all’ultimo secondo”. La procrastinazione è quasi come la sigaretta ne “La coscienza di Zeno”. “Questa è l’ultima volta che mi riduco all’ultimo secondo.” E invece, il giorno seguente lo scenario si ripete. Io seduta davanti alla scrivania con la lampada da studio puntata sulla faccia manco fosse un interrogatorio, nel tentativo di imparare a memoria gli ultimi 104 capitoli.

La maturità mi mangerà viva. O forse sarò io a mangiare lei?

Chi può dirlo.

 

Alessia